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Il
percorso artistico di Carlos Maria Alsina
è ricco di eventi, esperienze, studi: attore,
ricercatore, regista, scrittore, direttore
di compagnie teatrali e di vari teatri,
i suoi lavori sono rappresentati in Italia
e all'estero. Numerose le sue esperienze
in Sud America, in Europa (Berlino con il
"Berliner ensemble", Lugano, Locarno) e
in Italia (Verona, Milano, Roma, Venezia,
Padova) che lo hanno visto vestire i panni
di attore, regista e insegnante. Numerosi
i riconoscimenti ottenuti tra cui spicca
il prestigioso premio "Casa de las Americas"
ottenuto a L'Avana (Cuba) nel 1996 con la
sua opera: "Il sogno immobile". |
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Dall'impalcatura
di Carlos Maria Alsina
Regia di Carlos Maria Alsina |
SPETTACOLO
DISPONIBILE |
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Un uomo solo su un' impalcatura che
guarda in giù. Questa è stata la prima immagine che
ho "visto" prima di addormentarmi il giorno dopo che
una amica architetto mi aveva raccontato un fatto reale:
un muratore era precipitato da un'impalcatura perché
non aveva voluto lasciare cadere la sua carriola. Chissà
quali corde della nostra sensibilità toccano i fatti
che ci raccontano per motivarci a scrivere. A me aveva
commosso l'attimo nel quale, quell'uomo a me sconosciuto,
aveva dubitato fra la sua vita e salvare quello che
portava. Da là è nato questo testo teatrale. Da sempre
mi hanno affascinato gli antieroi. Quegli esseri anonimi
che vivono senza la pretesa di fare qualcosa di straordinario.
Sono convinto che tutte le persone abbiano sogni, segreti
e speranze. Tutte le vite, anche le più "grigie", hanno
qualcosa di meraviglioso dentro di sé, dove il momento
poetico esiste, solo che si esprime in modo diverso
o poco noto agli altri. Questo testo tenta di essere
una riflessione sulla solitudine. Non una riflessione
soltanto razionale ma anche emotiva e di "pelle". "Bisogna
diventare amico della solitudine perché se no… dice
ad un certo momento, il "muratore", personaggio e unico
protagonista. Quali sono le strategie per vivere? Cosa
facciamo per superare i momenti bui della nostra esistenza
e come riusciamo ad andare avanti con la speranza che
arriveranno "tempi migliori"? Ognuno avrà la sua risposta.
Il nostro personaggio dice spesso: "L'importante è non
annoiarsi, non annoiarsi, non annoiarsi...". Il percorso
drammaturgico di "Dall'impalcatura" propone umorismo,
poesia nella quotidianità, riflessioni essenziali e
domande filosofiche fatte di un modo poco solenne. Su
2 metri di larghezza per uno di profondità, sospeso
in alto, il personaggio costruisce un mondo accanto
a sé. Guarda, ascolta, chiede, annusa tutto quello che
c'e lì intorno. L'attore ci farà immaginare e sentire
delle cose che ci coinvolgeranno e che sono vicine a
ognuno di noi. E lo fa in una maniera semplice, essenziale,
senza cadere nella tentazione degli "effetti pirotecnici".
Gli oggetti comuni, quotidiani, si trasformano e diventano
metafore, simboli. È che la poesia è dappertutto. Anche
nelle cose quotidiane. L'allestimento è spoglio. C'è
solo quello che non ha potuto essere cancellato, e la
proposta è avvicinare allo spettatore a un momento intimo
ed ultimo, unico e meraviglioso, profondo e leggero,
poetico ed umoristico. Non c'e bisogno della solennità
per comunicare delle cose che ci uniscono e appartengono
a tutti. Il teatro può sopravvivere e rimanere come
una possibilità di incontro fra gli esseri umani di
questo complesso momento storico se è in grado di trasformare
una serata in qualcosa di unico, irrepetibile, vitale…
Lo "squilibrio" è la sfida. Lo spettatore non dovrebbe
uscire del nostro spettacolo uguale a come è entrato.
Andrà via "zoppo", ma convinto, tramite il cuore o la
testa, che questa sera non si è annoiato.
C.M. Alsina |
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